venerdì 11 maggio 2018

Lost in Space

Ma un navigatore no?

Cari (A)sociali, se state cercando un modo di passare il sabato sera senza dover subire l'irritante interazione sociale con altri esseri umani, forse ho qualcosa che potrebbe interessarvi. Forse non lo sapete, ma si è già conclusa su Netflix la prima stagione da dieci episodi della serie Lost in Space, ispirata all'omonimo film del 1998. Premetto sin da ora che questa sarà una recensione NO SPOILER, quindi tirate un sospiro di sollievo e continuate pure a leggere lasciando l'inalatore per l'asma nell'armadietto dei medicinali. La dinamica, la trama e i colpi di scena, per ovvi motivi sono totalmente diversi dal fratello cinematografico e la cosa non è un male. La famiglia Robinson, selezionata insieme ad altre famiglie per un programma di colonizzazione spaziale con un biglietto di sola andata, è sempre intenta a non lasciarci la pelle tra un pianeta e l'altro. Il robot (che nel film era un'invenzione di Will Robinson, il figlio più piccolo) in questa versione è una creatura robotica di natura aliena (più o meno) e il dottor Smith, una donna, anche in questa veste svolge il compito di mettere i bastoni tra le ruote a ogni singolo componente della famiglia Robinson, bambino incluso, con entrambe le espressioni facciali in dotazione (sul suo volto, infatti, non ne vedrete più di due, due e mezzo a essere buoni).
La serie Netflix si fa notare subito per gli effetti speciali ben resi in CGI e per le ambientazioni futuristiche e al tempo stesso realistiche, senza mai scadere nel ridicolo (ricordate la scimmietta del film? Ecco, grazie al Cielo in questa serie non vedrete porcate del genere). I mezzi spaziali Jupiter sono abbastanza credibili e ben progettati, così come i Charriot, i mezzi di locomozione che si rivelano molto utili per spostarsi da una parte all'altra del pianeta ospite.
John Robinson, il capofamiglia, è un ex militare con più missioni alle spalle che tempo passato in famiglia. Maureen, la moglie, è un ingegnere aerospaziale la cui accettazione della missione di colonizzazione con prole al seguito è la conseguenza dell'imminente divorzio con il marito troppo assente. Judy, Penny e il piccolo Will sono i figli che, loro malgrado, hanno accettato il viaggio verso l'ignoto, anche se solo Will, tra i tre, sembra essere dotato di una intelligenza fuori dalla norma.
Svariati flashback ben distribuiti mostrano i momenti precedenti all'impatto della Jupiter sul pianeta ospite e le vicissitudini che hanno portato John a unirsi al resto della famiglia.
Il robot alieno, dopo essere stato salvato da Will nel primo episodio, si autoproclama sua guardia del corpo e lo segue ovunque al grido di quello che sarà un tormentone per tutti e dieci gli episodi: "pericolo, Will Robinson! I due sono un corpo e un'anima per gran parte del tempo e devo dire che l'affiatamento tra i due verso la fine si fa talmente forte che non si può non provare empatia per il "Terminator" dello spazio e per le decisioni che il piccolo Will, per la sua incolumità e per quella della sua famiglia, dovrà prendere.
Paradossalmente, nonostante la figura del cattivo di turno sia inequivocabilmente della simpatica (quanto un criceto alieno nelle mutande) "dottoressa" Smith, la maggior parte dei contrattempi vengono quasi sempre causati dagli stessi componenti della famiglia Robinson per motivi così futili da farvi pensare che, in fondo, di perdersi nello spazio se lo siano proprio meritato. Considerando il paragone con il film, si nota chiaramente una netta differenza tra l'egregia resa visiva e l'altalenante trama che si dipana nel corso delle puntate. Se nel film, infatti, la presenza del dottor Smith (e il relativo costante tentativo di sabotaggio della missione) aveva un senso logico che, al suo termine, chiudeva il cerchio dando la sensazione di un qualcosa di compiuto, nella sua controparte Netflix sembra che questo aspetto sia lasciato al caso, rispolverando il vecchio detto: "trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato".
Come già accennato, i Robinson affrontano parte delle disavventure con le altre famiglie del progetto di colonizzazione, ma chi ha visto anche il film saprà benissimo che la sorte della famigliola ha altri programmi a tal proposito. Tra drammi familiari, inganni spaziali, amori planetari e riconciliazioni interdimensionali, la serie Netflix Lost in Space merita comunque di essere vista e seguita dagli amanti del genere. 
Per dovere di cronaca, nonostante la critica abbia più o meno promosso la prima stagione, non c'è ancora la certezza che possa essercene una seconda, anche se le intenzioni da parte degli sceneggiatori (che si sono già messi all'opera) sembrano esserci tutte.
Se la serie terminerà qui, temo che i Robinson saranno costretti a vagare nello spazio all'infinito...

Un saluto dalla scimmietta di Lost in Space(il film)

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