lunedì 14 maggio 2018

Il Manichino di S.L. Grey


Cari (A)sociali, oggi parecchi di voi sono tornati al lavoro dopo un rinfrancante fine settimana al riparo dai contatti umani, quindi capisco benissimo come vi sentiate. Potrebbe esserci di peggio, però, se ci pensate bene.
Cosa? Beh, per esempio restare intrappolati nella dimensione parallela di un centro commerciale!
Non ci credete? Allora dovete proprio leggere il romanzo thriller Il Manichino di S.L. Grey, lo pseudonimo dietro il quale si nascondono gli scrittori Sarah Lotz e Louis Greenberg. 
Il Manichino narra la storia di Dan, commesso di un centro commerciale, e Rhoda, una sbandata con una vistosa cicatrice sul viso e una avversione pressoché totale per il genere umano. I due si incontrano proprio nel centro commerciale dove lavora Dan e senza rendersene conto vengono catapultati in un mondo parallelo in cui ogni persona si comporta come una macchina senziente e dove una sinistra entità sembra inseguirli costantemente, mettendosi in contatto con loro per mezzo di sms sul cellulare della ragazza.
Il lettore viene così catapultato in un mondo che sconcerta e disturba e il cui senso di oppressione è ben ricreato dalla coppia Lotz-Greenberg. Il titolo originale, The Mall (letteralmente tradotto: Il Centro Commerciale) è semplice e anticipa al lettore, senza giri di parole, quale sarà l'ambientazione del romanzo. La Newton Compton Editori, invece, avrà forse pensato che tradurre letteralmente il titolo originale lo avrebbe fatto somigliare a una soap opera (tipo Cento Vetrine) e così lo ha cambiato, strizzando l'occhiolino a una breve e disturbante scena tipicamente horror in cui i due protagonisti si scontrano con una serie di manichini animati dalle intenzioni molto poco pacifiche nei loro confronti.
Sebbene il finale non sia dei più fantasiosi, è comunque ciò che ci si aspetterebbe da una storia del genere e non stona rispetto a quanto letto fino a quel momento. La nota dolente, se così vogliamo chiamarla, è la caratterizzazione di Dan e Rhoda, forse fin troppo accentuata su determinati aspetti, impedendo al lettore generico medio di potersi immedesimare ad almeno uno dei due, generando quell'imprinting che porta a "tifare" per le sorti dell'uno o dell'altra.
La scrittura a quattro mani è ben amalgamata e riesce nell'intento di parlare con una sola voce senza far intendere "chi" abbia scritto "cosa" e dimostrandosi una superba prova di scrittura per due autori prima di allora quasi sconosciuti al di fuori del Sudafrica, loro terra natìa.
Sarah Lotz ha seguito la strada del thriller "fuori dai canoni" con Il Segno, un romanzo sotto forma di articoli di giornale e testimonianze acclamato da Stephen King, ma che io personalmente ho trovato faticoso da leggere per la sua natura frammentaria.
Il Manichino è uscito nel 2012 e potete ancora trovarlo nel formato "copertina rigida" a poco più di cinque euro, una cifra irrisoria considerando la qualità della rilegatura e la godibilità della storia. 
Se i centri commerciali vi rendono claustrofobici e i manichini in vetrina vi danno sempre l'impressione che vi stiano guardando, questo è il libro che fa per voi.
Se lo avete letto e volete condividere la vostra opinione, la sezione commenti è sempre a vostra disposizione. 
Bene, cari amici (A)sociali, il tempo passa quando ci si ritrova intrappolati in un centro commerciale e adesso devo proprio lasciarvi, perché ho appena avuto l'assurda sensazione che quel manichino del negozio di abbigliamento stesse fissando proprio me... Oh cazzo!


La copertina e il titolo originali sono molto d'effetto, non trovate?

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