martedì 15 maggio 2018

(A)social Network



Cari (A)sociali, viviamo in un mondo social. Quante volte lo avete sentito dire? Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e tantissimi altri strumenti ci consentono di condividere parte delle nostre vite, dei nostri momenti quotidiani, del nostro modo di essere. 
Accorciano le distanze, permettono di rimanere in contatto con amici lontani e di ritrovare vecchie amicizie, compagni di scuola e, perché no, trovare potenziali partner.
Meraviglie della tecnologia, no? Chi avrebbe mai detto che un giorno avremmo avuto il mondo intero a portata di un click? 
Questo fenomeno visto da lontano è davvero qualcosa di incredibile, sorprendente, eccitante, ma basta avvicinarsi un po' e sezionare le varie componenti per scoprire che, in fondo, la nostra idea di social è ben distante dall'utilizzo che ne facciamo in realtà.
Quando tutto ciò non esisteva, per esprimersi, c'era la necessità di porsi di fronte a un'altra persona: un corteggiamento, un invito, un semplice pensiero, una affermazione che magari risultava essere in contrasto con quella dell'interlocutore. Ogni azione aveva una conseguenza che si sarebbe dovuta affrontare guardando dritto negli occhi l'altra persona.
C'erano i gesti involontari, gli sguardi sfuggenti, la psicologia spicciola del mordersi il labbro inferiore, spostarsi una ciocca di capelli, toccarsi la punta del naso, gesticolare, sfiorarsi; tutto poteva essere segno di interesse o disinteresse, di amore o di odio, di passione o di distacco.
Era tutto lì, non ci si doveva inventare nulla: due o più persone che agivano e reagivano in base all'azione e alla reazione dell'altro.
Con l'avvento delle nuove tecnologie, sms prima e mms poi hanno abbattuto la barriera dell'espressione diretta, consentendo un modo di esprimersi e di comunicare del tutto nuovo.
Ai brevi messaggi di testo si potevano associare le foto o dei brevi file audio, cosa prima impensabile.
L'evoluzione naturale delle cose ci ha portato a esponenziare particolarmente questo metodo di comunicazione e oggi è davanti agli occhi di tutti la marea di opzioni che lo rendono possibile.
Ci si sente quasi sempre tramite un messaggio di testo, una nota vocale su Whatsapp, una foto su Instagram, un post su Facebook.
Si commenta e si viene commentati. Spesso non sappiamo chi è il nostro interlocutore, accettiamo richieste di amicizia perché magari il profilo che vediamo è interessante e non è come accettare un invito a cena da uno sconosciuto, in cui si potrebbe correre un pericolo fisico.
La rete è sicura.
Così, come la sicurezza di non poter essere aggrediti fisicamente ci fa abbassare la guardia e ci fa "aprire a nuove conoscenze", al tempo stesso a volte siamo noi ad attaccare chi non la pensa allo stesso modo, chi pubblica un contenuto che non ci aggrada, chi esprime concetti che non rispecchiano il nostro modo di essere.
Ecco che IO diventa l'imperativo assoluto, un punto fermo al quale tutti devono adeguarsi, pena il blocco, la segnalazione o il dislike.
Vegani contro onnivori, ambientalisti contro multinazionali, gay contro etero, abortisti contro antiabortisti, pro-vaccini contro no-vax, si potrebbe davvero andare avanti all'infinito.
La vera libertà di espressione, a quanto pare, è quella di essere "contro" qualcosa o qualcuno.
Guai a cercare di argomentare. Il pensiero altrui (e il nostro) è inviolabile.  Postare un qualsivoglia contenuto diventa l'essere padroni di quello specifico concetto e chi non si attiene, il più delle volte, viene sottoposto a una sassaiola virtuale, bloccato, bannato.
Poi ci sono quelli che in rete vogliono solo creare scompiglio, e via di fake news, attacchi mirati, profili falsi, contenuti provocanti, i cosiddetti troll.
Ovviamente ci sono anche persone interessate a pubblicare contenuti di qualità e condividere davvero il proprio pensiero, ma è sempre più facile che si perdano nel marasma di una rete così vasta, confondendoci e rendendoci sempre più insicuri.
Una frase, letta così come viene scritta, senza intonazione e senza contesto, può essere male interpretata e non è raro doversi poi giustificare o spiegare cosa si volesse realmente dire.
Non nascondiamolo, c'è gente che ci campa sui soggetti che, presi dalla sindrome del "leone da tastiera", attacca o offende qualcuno, un personaggio famoso o magari un semplice conoscente, perché tanto l'attacco è indiretto, non comporta nessuno scontro verbale, non c'è una vera e propria interazione tra il soggetto "aggressore" e quello "aggredito". 
La trasmissione Le Iene, per esempio, mette spesso faccia a faccia personaggi dello spettacolo con i loro haters e nella quasi totalità delle situazione questi ultimi, di fronte alle loro vittime, si rivelano degli agnellini, accampando scuse e arrampicandosi sugli specchi. In poche parole, si rivelano fragili senza la corazza del loro pc.
Infine, last but not least, ci sono quelli che fotografano tutto ciò che mangiano, quelli che postano tutto ciò che fanno e i selfisti. Nella maggior parte dei casi sono elementi che non hanno un reale interesse a condividere, perché la condivisione dovrebbe essere un rapporto fatto di dare e avere, mentre spesso la spinta è solo il voler apparire, il mostrarsi, l'essere "presente".
Quante di queste situazioni vi sembrano social? Nessuna, perché i termini socializzare e condividere hanno assunto significati tutti nuovi in rete, avulsi da ciò che è la loro reale espressione.
Faccio male a definirli, in sintesi, (A)social Network? Abbiamo o non abbiamo travisato quello che doveva essere un concetto di interazione totale e globale?
Io credo che, se i social fossero un esperimento scientifico, dimostrerebbero che l'essere umano tende sempre a prevaricare. 
Essere social e essere sociali, credetemi, sono due cose agli antipodi.
Voi cosa ne pensate? Commentate senza paura, ricordate che questo è uno spazio (A)social!



Nessun commento:

Posta un commento

Caro (A)sociale, non inserire link cliccabili se non vuoi che il tuo commento venga eliminato. Evita insulti, parolacce e, in generale, espressione fuori contesto. Siamo dalla stessa parte, no?
Clicca su "Segui" se non vuoi perderti nemmeno un post e... grazie della visita!